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Prima serata: La figura di Vittorio Bodini

Giovedì 26 Febbraio 2009 00:00 Lucio Colavero
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la tavola rotonda su Vittorio BodiniSerata culturale all’Istituto italiano di cultura di Madrid dedicata a Vittorio Bodini ed al suo legame con la Spagna.

Nei saloni che ospitano attualmente la mostra “La Moda e la cultura: un viaggio tra tradizione e ricerca” presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, l’Associazione Pugliesi in Spagna – presieduta da Massimo Salerno - ha organizzato una "due giorni"  su “ Bodini e la tradizione musicale salentina”.

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Introdotta dai saluti del ministro consigliere dell’ambasciata Giorgio Marrapodi e del direttore dell’Istituto di Cultura Giuseppe Di Lella, ha preso la parola l’ing. Aurelio Gianfreda, assessore alla Cultura della provincia di Lecce, a cui ha fatto seguito la proiezione di un video su “Madrid visto da Bodini” realizzato dall’Associazione Pugliesi in Spagna.

Al termine della proiezione si è svolta una tavola rotonda su Bodini a cui hanno partecipato Antonio Giannone dell’Università del Salento, Pantaleo Luceri docente di Letteratura italiana e Massimo Salerno presidente dei Pugliesi in Spagna, con il coordinamento di Maria Rosaria De Lumè presidente dell’Istituto di Culture mediterranee di Lecce.

La serata voleva disvelare le relazioni profonde ed il «comune sentire» tra il popolo spagnolo e quello salentino per come furono vissute e liricamente interpretate dall’ispanista e scrittore Vittorio Bodini, al quale va il merito, congiuntamente con Oreste Macrì, critico ed ispanista, ed altri illustri ispanisti, di aver fatto conoscere ed apprezzare nel nostro paese i due grandi poeti andalusi, Federico Garcia Lorca e Rafael Alberti, con una serie di traduzioni e di studi, editi ancora oggi.

Di Vittorio Bodini non v’è traccia nelle principali antologie della poesia italiana contemporanea, ma questo destino Bodini lo condivide con altri importanti poeti e scrittori del 900 riabilitati solo dopo la morte. Si pensi al “libro sulla poesia italiana”, uscito in Francia alla fine degli anni Cinquanta, curato da Dominique Fernandez, il quale aveva escluso Salvatore Quasimodo, Premio Nobel 1959. Dall’antologia curata da Edoardo Sanguineti, pubblicata da Einaudi nel 1969, a quella di Pier Vincenzo Mengaldo, che risale al 1978, quando uscì nella prestigiosa collana de I Meridiani della Mondadori, sino ad arrivare alla più recente, frutto del lavoro di selezione di Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi, da pochi mesi apparsa arricchita nella collana Classici Moderni della Mondadori, di Bodini neanche l’ombra.

Dall'autunno del 1946 a Pasqua 1949 Bodini si reca più volte in Spagna, con breve ritorno a Roma nell'estate del 1947, ed è in quella esperienza che matura la genesi de La luna (ricordo, per inciso, che la luna è un archetipo fondamentale della poesia di Garcia Lorca). Ricorda Macrì: "La generazione di Federico aveva scoperto e inventato il barocco di Gòngora e di Quevedo, consumato il sacrificio della Guerra Civile insieme con Antonio Machado, sofferto la diaspora e l'esilio dall'interno, castiglianizzato il surrealismo francese, inaugurato la poesia "impura" e umana nella nuova poesia di Aleixandre, Neruda, Alberti".

Il Nostro autore - scrive Gian Mario Lucini -  "indulse al disimpegno, frequentò gli spettri e la varia fronda del Café Gijòn, ma ebbe contatti intimi, anche nei viaggi seguenti, con le organizzazioni antifranchiste… puntò alla Spagna reale ed eterna, minuta e invisibile", giocandosi la Spagna "esistenzialmente e "liricamente"". Ancora Macrì: "Rifece, insomma, lo stesso viaggio orfico interiore, attraverso simboli e oggetti esteriori fluidificati, dei poeti del '98 e del '25 alle radici di Castiglia (Unamuno, Machado) e Aldalusìa (Juan Ramòn, Lorca, Alberti) con la stessa rischiosa semplicità nel rappresentare e significare gli aspetti più manierati e turistici della Spagna romantica, folclorica e pittoresca".

Bodini inizia a scrivere un mese dopo il suo arrivo a Madrid: la Spagna è per lui una specie di lente con la quale osservare la sua terra, un ambiente umano che continuamente lo rimanda al suo Silento, come riferimento, come confronto. È una poesia dai forti contrasti dunque, che in qualche modo rappresenta l'ambivalenza del poeta verso la sua terra, un Sud intristito da un tempo che si è fermato e che lo schiaccia, dove l'aridità domina ogni scena vivente, riconducendola al paradosso di un'esistenza che non esiste, di una vita di nulla e del nulla.

Dal tempo dei Borboni il Sud non è cambiato nella sua essenza. Lo spirito di allora è lo spirito di oggi. Il senso del barocco, del mistero, trasuda dalle case, dalla sua Lecce, nei soli e nelle lune stillanti oro, sangue e vita perduta in un vivere epico e dimenticato, come se la storia lo ingoiasse e senza fine lo risputasse identico. Non soltanto questa metafora possiamo leggere nell'allusione del titolo e nei contenuti dell'opera, ma anche il riferimento del tema "tutto cambia perché nulla cambi", di gattopardiana memoria, anche alla vicenda della neonata democrazia italiana, in senso amaro e disilluso (come poi è detto anche senza veli in sue corrispondenze e prose), che associa parecchi autori meridionali del dopoguerra. Oppure potremmo leggervi anche un sentimento di abbandono, come interpreta anche Macrì nella citazione precedentemente riportata. L'intera opera infatti del Bodini , per la sua ricchezza di simboli e allusioni (merito della meditazione sulla poesia lorchiana), presenta una polisemanticità davvero ricca che moltiplica le possibilità interpretative, lasciando al lettore un'ampia libertà ermeneutica e una lettura più personale del testo (caratteristica questa, della migliore poesia del '900).

Questa sera si replica: musica popolare salentina: un concerto di musica popolare salentina del gruppo Lino Bramato Ensamble e una degustazione di vini e di prodotti gastronomici salentini concluderanno le giornate salentine a Madrid.

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